Ai primi dell’agosto 1847 Edward Lear, che percorreva la Calabria in un lungo viaggio a piedi, giunse in vista di Palizzi, “un paese molto strano, costruito intorno a una roccia isolata dominante una delle tante strette vallate aperte al mare”. Davanti a lui si stagliava un paesaggio ignoto, incontaminato e quasi primordiale: “Non c’è luogo più selvaggio o più straordinario di Palizzi che possa meglio gratificare l’occhio di un artista”. E i dettagli non solo curiosi si moltiplicano, passando dalle strade gremite di bambini nudi e abbronzati alla locanda dove mentre si rifocilla è sottoposto a un fuoco di domande.
Le annotazioni del diario di Lear sono accompagnate e completate da un disegno a matita ed acquerello, tradotto poi in un’incisione dei Journals, con la veduta pittoresca di quel paesaggio antico, privo di qualsiasi segno del tempo.
Il nome Palizzi deriva secondo alcuni dal greco politsion con senso diminutivo di polis (città), secondo altri dal greco polìscin.
I centri e le contrade del territorio sono Palizzi Marina, il Centro Storico di Palizzi (Palizzi Superiore), il Borgo di Pietrapennata, la Contrada Spropoli, la Contrada Iermanata e la Contrada Gruda.
Porto Palizze, così era chiamata questa baia tra il 1700 e il 1800, non a caso conserva un lungomare che sebbene piccolissimo, è l’unico ad avere vita marinara anche d’inverno. Dell’attracco costiero non vi è più traccia, fatta eccezione per una torre di avvistamento, del 1595, detta Torre Mozza, per via dello squassamento delle parti superiori della struttura, di cui rimane un unico angolare, impostato su una base rettangolare.
Il Centro è diviso dalla fiumara Palizzi in due contrade: Murrotto e Stracia, chiaramente allusive a testimonianze del passato. Da entrambi i quartieri si partono due strade che conducono rispettivamente al Centro Storico di Palizzi e al Borgo di Pietrapennata, attraverso un percorso costellato da terrazzi dove si coltivano da sempre i più pregiati vigneti della Calabria Greca.